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Human Washing
Cos'è, da dove viene e perché è diventato il greenwashing delle persone
Caterina Boschetti · 26 maggio 2026 · 5 min di lettura

Tutto è cominciato con una domanda semplice, in una sala di Milano
EthicalHR 2026. Milano. Il momento di salire sul palco e dire qualcosa che conta.
Ho aperto il mio intervento con una domanda alla sala: "Alzi la mano chi ha mai cambiato lavoro." Tutte le mani si sono alzate. Poi: "Alzi la mano chi, nei primi tre mesi nel nuovo ruolo, ha pensato almeno una volta: non me l'avevano detto così." Molte mani sono rimaste alzate.
Quella distanza tra le mani alzate nella prima domanda e quelle nella seconda — quella distanza si chiama human washing.
Cos'è l'human washing: la definizione
Human washing è il fenomeno per cui un'organizzazione proietta verso l'esterno — e a volte verso l'interno — un'immagine di attenzione alle persone, di cultura con sicurezza psicologica, di impegno verso diversità, equità e inclusione, senza che questa immagine corrisponda all'esperienza reale di chi ci lavora.
In termini ancora più diretti: le aziende comunicano i valori che aspirano ad avere, non quelli che praticano. E questa distanza, quando non viene riconosciuta e gestita con onestà, si trasforma in inganno — anche involontario.
La formula è precisa: human washing = narrazione valoriale – pratiche reali. Più il divario è ampio, più il fenomeno è grave.
Dal greenwashing all'human washing: la genealogia ESG
Per capire dove nasce il termine, conviene fare un passo indietro.
Il greenwashing descrive aziende che si dichiarano sostenibili sul piano ambientale — la E di ESG — senza che le proprie pratiche lo giustifichino. Nasce negli anni Ottanta, si diffonde negli anni Duemila con la crescita della sensibilità ambientale, e oggi è riconosciuto come pratica scorretta in molti ordinamenti giuridici.
Negli ultimi anni l'attenzione si è spostata sulla dimensione sociale — la S di ESG: diversity, equity and inclusion, wellbeing, work-life balance, psychological safety. È esploso un vocabolario nuovo, potente, urgente. E con esso è esplosa anche la possibilità di abusarlo.
L'human washing è esattamente questo: il greenwashing applicato alle persone. Non all'ambiente, ma alle relazioni di lavoro. Non agli alberi piantati, ma ai valori dichiarati nelle job description, nei video di employer branding, nelle pagine LinkedIn aziendali.
La sequenza è riconoscibile:
Greenwashing → si dichiara sostenibilità ambientale senza praticarla (E di ESG)
Human washing → si dichiara attenzione alle persone senza praticarla (S di ESG)
Perché l'ho coniato a EthicalHR 2026
Il tema del mio intervento era il mismatch tra aziende e candidati: quel fenomeno strutturale per cui le aspettative create durante il processo di selezione si scontrano con una realtà molto diversa, generando costi umani ed economici enormi.
I dati sono eloquenti. Secondo il Gallup State of the Global Workplace Report 2025, solo il 21% dei lavoratori a livello globale si dichiara engaged nel proprio lavoro. In Italia la percentuale scende al 10%. Eppure il linguaggio delle aziende — sulle loro pagine, nei loro annunci — parla di comunità vibranti, culture aperte, ambienti stimolanti.
Il contrasto è stridente. E ha un nome: human washing.
Nominare il problema è già un atto di governance. Si nomina il fenomeno, poi lo si può riconoscere, misurare, contrastare. Come ha scritto Marco Minghetti nel blog Le Aziende InVisibili de Il Sole 24 Ore, commentando il mio intervento: "Il naming è già un atto di governance: si nomina il problema, poi lo si può arginare." → Leggi l'articolo completo su Le Aziende InVisibili
Il linguaggio come dimora — e responsabilità
C'è una dimensione filosofica che non voglio tralasciare, perché è quella che mi ha convinto della necessità di andare oltre la diagnosi pratica.
Heidegger scriveva che "il linguaggio è la casa dell'essere". Non uno strumento neutro di trasmissione: un luogo che si abita. Se le parole sono la casa in cui l'essere dimora, allora non possono essere usate come facciata, come vernice, come decorazione.
Quando un'azienda usa termini come inclusione, cura, wellbeing, leadership empatica senza che questi corrispondano a pratiche reali, non sta solo comunicando male: sta profanando quella casa. Sta usando il linguaggio non per abitare ma per mascherare.
Questo è il nocciolo dell'human washing: un uso del linguaggio che nega l'abitare autentico per ridursi a facciata comunicativa.
Come si manifesta l'human washing: i segnali
L'human washing si presenta a diversi livelli di gravità e consapevolezza.
Human washing di facciata — il più visibile: campagne di employer branding curate mentre i livelli di burnout interni sono ai massimi, video istituzionali con team sorridenti e open space luminosi che non rispecchiano nessuna realtà vissuta.
Human washing sistemico — il più subdolo: un linguaggio costruito per restare vago, termini che suonano bene ma non dicono nulla di verificabile. "Ambiente dinamico e stimolante." "Leadership empatica." "Crescita professionale."Promesse senza perimetro, impegni senza kpi.
Human washing valoriale — il più profondo: adottare il vocabolario della diversità senza sciogliere la logica del recinto. Come ha osservato Minghetti, includere viene dal latino includĕre: chiudere dentro. Si può aprire la porta e lasciare che la porta resti. Si possono creare ERG, celebrare Pride month e neurodiversità come hashtag, senza che i meccanismi di valutazione e promozione cambino di un centimetro.
I segnali di allarme in una job description o in una comunicazione aziendale:
Nessun dato concreto a supporto delle promesse valoriali
Assenza di dettagli su modelli di lavoro reali, politiche di feedback, percorsi di carriera
Linguaggio generico e intercambiabile (potrebbe essere di qualsiasi azienda)
Nessuna menzione di aree di miglioramento o sfide aperte
Il costo del mismatch — in numeri e in vite
Stiamo parlando di giorni di vita, non di contratti. La media dei lavoratori trascorre oltre 90.000 ore della propria esistenza al lavoro — circa un terzo della vita adulta. Quando le promesse non vengono mantenute, quei giorni in qualche modo vengono sottratti.
Ma c'è anche una misura economica, per chi preferisce ragionare così:
Il costo di sostituzione di un dipendente oscilla tra il 70% e il 200% del suo salario annuale
I tempi di sostituzione variano tra 3 e 6 mesi
Una quota stimata tra il 35% e il 40% delle partenze è attribuibile a promesse non mantenute durante il recruiting
Gallup stima che il costo globale del disengagement sia circa 8,8 trilioni di dollari l'anno — il 9% del PIL mondiale.
L'human washing non è un problema etico di nicchia. È un problema economico di prima grandezza.
La domanda che ogni comunicatore HR dovrebbe porsi
Prima di pubblicare qualsiasi contenuto di employer branding, qualsiasi job description, qualsiasi video istituzionale, la domanda è una sola:
Se uno dei nostri dipendenti leggesse questo, si riconoscerebbe?
Se la risposta è no, il problema non riguarda la comunicazione. Riguarda la coerenza. E la comunicazione non lo risolverà — anzi, lo aggraverà.
Approfondisci
Il mio articolo originale su Le Aziende InVisibili (Il Sole 24 Ore): Human Washing: quando il marketing HR tradisce i professionisti — il testo completo del mio intervento a EthicalHR 2026, con l'introduzione di Marco Minghetti e il dialogo con i Prolegomeni al Manifesto del Pop Management
EthicalHR Milano 2026 — l'evento in cui la definizione ha preso forma per la prima volta di fronte a una platea
Domande frequenti
- Cos'è l'human washing?
- L'human washing è il fenomeno per cui le organizzazioni proiettano un'immagine di attenzione alle persone — attraverso valori dichiarati, campagne di employer branding, linguaggio HR — senza che questa immagine corrisponda all'esperienza reale dei lavoratori. Il termine è stato coniato da Caterina Boschetti nel 2026.
- Qual è la differenza tra human washing e greenwashing?
- Il greenwashing riguarda la falsa sostenibilità ambientale (la E di ESG); l'human washing riguarda la falsa attenzione alle persone (la S di ESG). Entrambi sono forme di comunicazione che promuovono valori non praticati.
- L'human washing è sempre intenzionale?
- No. In molti casi le organizzazioni comunicano i valori che aspirano ad avere, non quelli che praticano. La distanza tra l'aspirazionale e il reale diventa inganno — anche involontario — quando non viene riconosciuta e gestita con onestà.
- Come si riconosce l'human washing in una job description?
- Segnali tipici: promesse generiche senza dati a supporto, assenza di dettagli su modelli di lavoro reali, linguaggio intercambiabile e vago, nessuna menzione di aree di miglioramento. Un'azienda autentica specifica: come si lavora davvero, quali sono le aspettative concrete, dove si sta ancora crescendo.
- Perché l'human washing è un problema economico, non solo etico?
- Perché il mismatch tra promesse e realtà genera alto turnover (costo di sostituzione: 70-200% del salario annuale), disengagement attivo e danni reputazionali tracciabili su piattaforme come Glassdoor. Gallup stima il costo globale del disengagement in 8,8 trilioni di dollari l'anno.

